Il Segretario Generale della FICTS Dott. Massimo Lavena ha intervistato Tania Cagnotto, vice campionessa mondiale e sette volte campionessa europea di tuffi (ultimo oro conquistato ai Campionati europei di nuoto di Budapest, dal 4 al 15 agosto 2010) che sarà insignita a “Sport Movies & Tv 2010 – 28th Milano International FICTS Fest” della “Excellence Guirlande d’Honneur” la massima onorificenza della Federazione Internationale Cinema Television Sportifs. Domenica 31 ottobre (ore 15) nella Sala Parlamentino sarà proiettato – in anteprima mondiale – il film “Tania…d’aria e d’acqua” prodotto dalla Vegetal-Progress e diretto da Pietro Bartolini che racconta le sue emozioni e la sua carriera dagli esordi ai trionfi europei della prima donna italiana ad aver conquistato una medaglia mondiale nei tuffi.
– Tania, tu sei praticamente nata in acqua, tuo papà e tua mamma campioni di tuffi: tu come vivi il rapporto con l’elemento acqua?
Ogni tanto sono ben stufa di spogliarmi, mettermi il costume, entrare in acqua, tutte cose che se uno le fa due volte al giorno non ha poi certo la voglia la domenica di recarsi in piscina con gli amici. Io non ci riesco mai. Sono cose che alla lunga ti possono anche nauseare. Ma io amo questo sport, per fortuna mi piace la competizione: magari i lunghi periodi senza gare sono un po’ difficili per me, perché mi manca lo stimolo. Ma appena si avvicinano le gare una nuova strada che si apre.
– Due annate definibili trionfali: le tre medaglie d’oro di Torino, l’argento ed il bronzo dei mondiali di Roma nel 2009, le due medaglie d’oro quest’anno agli europei di Budapest. Quali stimoli ti sono venuti, ed in particolare da Roma?
Roma era una gara diversa, che non si ripeterà: saltare in casa è difficile psicologicamente, ed io non credo di arrivare nuovamente ad un punto così alto di tensione come Roma 2009, troppo emozionante. Ma è una esperienza che non dimenticherò mai, sarà sempre uno dei ricordi più belli di tutta la mia vita. Sarà difficile ripetersi, non ci saranno più mondiali in casa ne olimpiadi, quindi questa situazione sarà difficilmente ripetibile, ma comunque uno spera da sportivo di riuscire almeno ad avvicinarsi, poi ovviamente l’obbiettivo più grande sono le Olimpiadi di Londra 2012… chissà cosa succederà.
– Una delle motivazioni che hanno portato la FICTS nel 2008 a decidere di insignirti della “Guirlande d’Honneur” la tua testimonianza di atleta pulita, di atleta solare, che porta tante persone ad apprezzare il valore educativo dello sport. Oggi tu sei anche testimonial per la sicurezza stradale ed hai fatto la scelta di campo di essere persona che spende la sua figura per i valori sociali: quanto la tua esperienza di sportiva ti aiuta nell’incontro con le altre persone?
Lo sport ti insegna tanto, non solo come gareggiare ed allenarti, ma come affrontare certe difficoltà della vita, come comportarsi quando magari divieni una persona conosciuta: è molto importante sapere che sei comunque un modello per dei bambini, anche solo per i tuoi tifosi. Io ci tengo molto e mi impegno ancora di più nel cercare di far le cose giuste, in maniera leale e corretta.
– Tu hai fatto la scelta di farti assistere dalla Vegetal Progress, Prodotti naturali da agricoltura biologica ed integratori di vitamine e minerali: per cui hai fatto una scelta di natura anche alimentare e salutistica. Senza entrare nel merito dei tuoi gusti a tavola, ma quanto il tuo aver scelto una azienda così, ti far sentire meglio?
Intanto sono cose naturali, non sono medicinali, che non fanno bene a lungo andare. Sono prodotti biologici, e io credo in questi prodotti, che ti danno un po’ di più di energia, ti aumentano le difese immunitarie, e noi, che di energia ne spendiamo tanta, meno ci ammaliamo e meglio è. È per questo che sono molto contenta di questo rapporto con la Vegetal Progress: sono convinta profondamente della bontà dei prodotti che mi sostengono e mi aiutano, rispettando il mio corpo e proteggendolo. Sono alimenti che mi fanno bene, me ne accorgo, e sono certa che una parte dei miei risultati dipenda anche dalla giusta alimentazione che faccio.
– Un mito, una avversaria, Yuliya Pakhalina, che ti ha accompagnata in tante gare. Con lei sei stata anche in Texas per oltre un anno…
Lei è andata in America perché comunque voleva trovare un’altra strada oltre i tuffi. Ha studiato, si è laureata, però ovviamente il gran lavoro lo aveva fatto in Russia. Credo che la Russia si avvicini un po’ alla Cina come metodi di allenamento. La Pakhalina quando era in Russia si allenava quasi come una cinese, a livello di moltissime ore, di tecnica, tutto. In effetti lei è andata in America che già aveva vinto una Olimpiade, aveva 22 anni, il vero lavoro lo aveva già fatto. Io sono andata in America perché c’era lei e mi ha aiutato molto: per me Yuliya è un modello da ammirare, la stimo molto sia come persona che come atleta. Ma io in America non mi sono trovata bene perché mi son sentita un po’ sfruttata per gareggiare per l’università ed erano troppe le gare che dovevo disputare durante l’anno, perdendo così la concentrazione per le gare importanti, come europei, mondiali. Insomma tutti e due non riesci a farlo. Son tornata ma comunque è una esperienza che rifarei, al di là dei tuffi.
– Cos’è l’amicizia nello sport?
Innanzitutto l’amicizia nello sport esiste, ed io ne ho la conferma ogni giorno con la mia compagna di sincro, Francesca Dallapè, con la quale condivido non solo le vittorie. Ma anche quando mi rivedo con le atlete di tutto il mondo durante le gare. Sono sincera: io non ho mai sperato che una mia avversaria sbagliasse un tuffo, è una cosa che non mi piace fare. La speranza è quella di farlo io meglio, il tuffo, e la mia avversaria meno bene ma non ho mai “gufato”. Abbiamo la fortuna di andare tutti d’accordo: il nostro è un piccolo mondo, e, anche se c’è competizione e rivalità, al di fuori della gara c’è una grande amicizia.
– Cosa ti ha fatto reagire dopo la crisi di risultati del 2006-2007, (poi nel 2008 la china è ripartita)? In alcune interviste, in immagini con tuo padre durante alcune gare, manifestavi la delusione per non aver raggiunto il risultato che volevi…
Beh per un atleta è una delusione non raggiungere l’obbiettivo per il quale ha faticato, si è allenato duramente. Io conoscevo il motivo per il quale stavo così: ero rientrata dall’America distrutta psicologicamente e fisicamente. Ero giunta ad un punto di esagerazione con lo sforzo fisico e non andava più. I miei compagni di squadra, quando mi hanno rivisto si son spaventati perché sembrava che avessi dimenticato come si fanno i tuffi. Quell’anno non è stato bello, ho perso un europeo, buttato via tutti i Gran Prix dell’anno, Ma sapevo che avevo solo bisogno di un lungo riposo, ho fatto più di un mese di pausa completa. Poi ho ripreso da capo, a casa mia, con il mio papà, ho ripreso le mie antiche abitudini, e da lì poi è andato tutto bene. Ma ogni tanto, comunque, è importante cambiare

